È stato un inverno lungo. Ha piovuto tanto e l’acqua fa venire il raffreddore, fa abbassare le orecchie. Un randagio, d’inverno, deve scendere dai tetti fin sulle finestre e sperare che qualcuno metta qualcosa sul davanzale.
È stato un inverno lungo, ma adesso è estate.
Sotto il mio tetto preferito, abita un ragazzo che viene dall’Africa, ma a cui piace la musica di qui. È gentile, mi dà il pesce e per fargli piacere a volte fingo di essere il suo gatto.
Stasera ascoltava musica che era insieme dolce e ruvida.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
E non so dire come, ma mi si è svegliato qualcosa dentro.
Come quando partono le fusa, ecco, che partono da sole. Un pizzicare alla gola, come quando viene da piangere. Una commozione strana, di nostalgia.
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Quando il giovane che crede che io sia il suo gatto mi ha visto sul suo davanzale, è venuto da me. Mi ha grattato tra le orecchie e lisciato la schiena. L’ho compiaciuto, tenendo alta la coda.
Quando ha portato il pesce, però, non sono rimasto a mangiarlo davanti alle sue caviglie: l’ho afferrato tra i denti e sono scappato via, sui tetti.
Per quella malinconia, credo, che mi faceva battere il cuore.
L’inverno è durato abbastanza, sui miei tetti. Se c’è una ragione per sopravvivere al freddo, allora c’è una ragione per combattere: mi sono ricordato che non si possono tenere basse le orecchie.
Mentre saltavo sulle tegole, la musica m’inseguiva, salendo fino alle stelle.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Adesso è estate.
Canzone: Cyrano, Guccini

Bentornato. *gli lascia il pesce*
Tu sì che sai come prendermi.