Una volta ho incontrato su un tetto Il Prode Raminagrobis.
Il Prode Raminagrobis è un gatto grosso e con le orecchie tagliate dalle battaglie. Quando l’ho incontrato io, fingeva di essere il gatto del poeta Mallarmè. Lo seguivo sulle grondaie nel quartiere degli scrittori e mi è parso di vedere un gran subbuglio nelle loro stanze.
Di Qualcuno venivano criticati i versi appena composti. Ecco che Qualcuno allora sbatteva la porta.
Poi Qualcunaltro appoggiava la penna e si doleva della perdita, biasimava il comportamento della società: greve, bassa, laida. Qualcunaltroancora gridava sul baccano, alzando un gran polverone.
Io penso che se mi fosse possibile fare un regalo alla prossima generazione, darei ad ogni individuo la capacità di ridere di se stesso. (Charles Monroe Schulz)
Non si addice male il moralismo agli artisti?
Dietro il comignolo, Il Prode Raminagrobis aveva già perso interesse e balzò su un cornicione. Andai con lui.


E’ un problema grave che vada perduto il ricordo di chi, davanti al perbenismo, sogghignava sotto i baffi, mentre si mantenga viva la memoria di chi invece l’ha innalzato a suo vessillo in ogni battaglia. Ormai è diventata una bandiera lacera, ha lasciato dietro di sé i simboli che un tempo l’adornavano ed è bianca, la seguono gl’ignavi. E’ bandiera di chi si arrende alla fine, chi smette di combattere perché non è in grado, appunto, di ridere di sé stesso.
Ridiamoci allora, ridiamoci su.
Non c’è medicina migliore dell’ironia in fondo.
Graffiante, gattosa ironia.
Ah! E ben tornato Marawao!
*lascia le sardine*
Sii benedetta, che porti le sardine!
VESSILLO! *C*
Le hai anche tu, le sardine?