Per fare le fusa sulle cornici di Leonardo, basta anche solo guardare dove, sulla schiena dei suoi angeli, inizia l’attaccatura delle ali rispetto ai suoi contemporanei.
Basta anche solo quello.
Per la Gioconda (e per il fatto che i Francesi non vogliano prestarcela), il discorso è diverso.
Si va a vedere il mito, non il quadro.
Il simbolo del Louvre, è diventata.
Il simbolo di un sorriso enigmatico.
Il simbolo della Quick Service Art: la Gioconda di Leonardo è la strada iconica dell’umanità che tende all’arte senza toccarla (tutti assiepati davanti a lei, perchè lei è la Gioconda, sperando che riveli chissà quale segreto; alle sue spalle il gruppo di Amore e Psiche resta deserto).

Lo so perchè, a noi gatti, viene concesso di aggiraci liberi per le stanze dei vecchi musei. Tutta la notte, dopo l’orario di chiusura.
La nostra presenza evita quella dei topi.
E poi è giusto che le cose belle, come le opere d’arte, vengano viste da creature altrettanto magnifiche, di tanto in tanto.

L’arte dipende dalla pubblicità, come buona parte della nostra esistenza ormai. Si pubblicizzano i quadri, le singole opere, gli artisti. E poi si dimentica anche di tutta quell’immensa voragine in cui son caduti gli artisti senza nome, che hanno avuto la fortuna (o la disgrazia) di vivere un’epoca storica nella quale l’Arte era Artigianato. Che forse di Fidia o Apollodoro c’è rimasto il nome, ma quanti sono stati ingoiati nel gorgo della dimenticanza lasciando solo le opere a parlare di loro?
Ogni tanto, ben venga anche la pubblicità.
Chi sa scremare da essa il buono non ne risente; chi ne viene attratto ha la possibilità di lanciare uno sguardo, seppur casuale, anche altrove.
Anche su “Amore e Psiche”. O la stele del codice di Hammurabi, per quel che mi riguarda.
p.s.
Il mio avatar è diventato un mostriciattolo viola. Qualcosa nel mio animo si preoccupa, qualcosa sogghigna.
Guarda qui, Mara: dei possibili compagni di ventura?